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L’IMPEGNO DELLE BCC CONTRO LA LUDOPATIA

Il gioco d’azzardo patologico è un fenomeno in preoccupante aumento, con gravi conseguenze sul piano umano e finanziario, non soltanto per le persone affette da questa vera e propria dipendenza, ma anche per i loro familiari, per la società civile e, al suo interno, per le banche, in particolare per quelle di Credito Cooperativo: dai soci ai clienti, dagli amministratori alle comunità in cui operano.

Per affrontare questa emergenza sociale, il 13 aprile scorso, il coordinamento dell’Emilia-Romagna di iDEE, l’associazione delle donne del Credito Cooperativo, in collaborazione con la Federazione regionale delle BCC, ha promosso la giornata di studio “Non è solo un gioco”, per mettere a disposizione delle banche associate gli strumenti utili per riconoscere precocemente i comportamenti dei giocatori d’azzardo patologici, per indirizzare con tempestività e in modo adeguato gli stessi e i loro familiari alla consapevolezza di tale dipendenza, dunque ad affrontarla insieme agli specifici centri di aiuto, e per limitare i danni provocati dal gioco d’azzardo patologico, evitando o contenendo per quanto possibile che la situazione degeneri sul piano umano, finanziario e sociale.

Il seminario, svoltosi nella sede della Federazione regionale delle BCC davanti a circa  una cinquantina di amministratori, sindaci e dirigenti delle BCC emiliano-romagnole, è stato aperto e coordinato da Anna-Maria Vanti, coordinatrice regionale di iDEE. Ha ricordato che il titolo “Non è solo un gioco” vuole evidenziare che il gioco d’azzardo patologico è una vera malattia, di cui spesso sono proprio le banche le prime a poter cogliere i segnali. Riguarda molte donne, soprattutto come mogli, mamme e sorelle di giocatori, oltre che come giocatrici. Dopo l’introduzione di Stefano Pollice, vicedirettore della Federazione regionale, Marilena Durante, referente sul gioco d’azzardo patologico dell’assessorato regionale alla Salute, ha relazionato su “Il gioco d’azzardo, gli interventi della Regione e i servizi per i giocatori patologici e familiari”. Ha ricordato che in Emilia-Romagna sono attivi 41 servizi pubblici di sostegno, consulenza e prevenzione per giocatori patologici, tutti all’interno delle Aziende sanitarie. La cura di questa dipendenza è ora compresa nei “Lea” (livelli essenziali di assistenza), quindi è offerta dai servizi pubblici.  La Regione, che nel 2013 si è dotata di un’apposita legge, è altresì impegnata in una azione educativa e preventiva che coinvolge, sia i comuni, i quali entro l’estate 2018 completeranno la mappatura delle sale giochi per armonizzare distanze, accessi e controlli, sia i gruppi di aiuto dei giocatori patologici e dei loro familiari.

I dati 2016 (gli ultimi disponibili) sono allarmanti. Ne ha parlato nel suo intervento su “Il gioco d’azzardo in Italia e in Emilia-Romagna, i comportamenti del giocatore patologico”, Matteo Iori, presidente del centro sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, presidente del Coordinamento nazionale dei gruppi per giocatori d’azzardo, nonché componente del relativo Osservatorio del Ministero della Salute. L’Italia è il primo mercato del gioco d’azzardo legalizzato in Europa e il terzo nel mondo, con un giro d’affari di 96 miliardi di euro (saliti a 102 nel 2017, secondo dati di agenzia non ancora ufficiali). Sono 17 i milioni di italiani che giocano d’azzardo (lotterie, “gratta e vinci”, “slot”, scommesse ippiche, “videolettery” e via dicendo), 2 milioni dei quali sono considerati “a rischio patologico minimo”, mentre un milione di essi sono “ad alto rischio”.

Iori ha esaminato altresì i giochi più diffusi (al primo posto con il 51% delle giocate slot e videolottery), la comunicazione pubblicitaria caratterizzata da una “tendenza al rinforzo positivo” del gioco, le vincite e le deroghe dei governi che, dalla seconda metà degli anni ’90 al primo decennio del 2000 hanno legalizzato sempre nuovi giochi d’azzardo.

Su questo aspetto si è soffermato Andrea Altieri, esperto dell’area normativa e compliance della Federazione regionale BCC, parlando di “Ludopatia, responsabilità sociale delle BCC e rispetto delle norme”. Altieri ha evidenziato il fatto che fin dal ‘92 è stato effettuato “un cambio di denominazione” del gioco d’azzardo, “trasforman-dolo in gioco rispettabile”. Si tratta di una sorta di “ipocrisia dello Stato”, evidenziata dallo slogan “gioca responsabilmente”, il quale  nel 2017 ha incassato 9 miliardi di euro dal gioco d’azzardo. Il problema comunque resta e anche le BCC devono fare sempre più la loro parte, richiamandosi alla “responsabilità sociale d’impresa” indicata dall’art. 41 della Costituzione. Responsabilità d’impresa, ha aggiunto Altieri, significa “responsabilità del bancario” di ogni BCC, il quale deve capire chi è il cliente giocatore per “aiutarlo a chiedere aiuto”, tutelando la reputazione della banca senza compromettere il rapporto fiduciario con il cliente stesso. L’attenzione ai movimenti bancari e l’attuazione delle norme antiriciclaggio, ad esempio, sono atteggiamenti che possono aiutare tale azione. Occorre pertanto “lavorare su informazione, consapevolezza e cultura”, come ha ricordato Claudia Benedetti di Federcasse, vicepresidente nazionale di iDEE, nella prima delle tre riflessioni conclusive del seminario, puntando sulla specifica sensibilità del sistema BCC e sulla sua modalità di “educare ad un uso responsabile del denaro”. Il suo intervento è stato seguito dalla testimonianza nascosta di Fiorella (è un nome di fantasia), sorella di un giocatore d’azzardo patologico, attiva nell’associazione Gam-amon, che sostiene appunto i familiari dei giocatori patologici. Fiorella, dopo aver ringraziato il direttore di una banca per aver informato la famiglia sulla situazione in cui versava il fratello, ha sottolineato tre azioni che dovrebbe effettuare la banca: “Riconoscere in modo precoce l’astuzia del giocatore, fare riferimento alla sua famiglia e non concedergli troppi finanziamenti”.

È quindi intervenuto Valentino Cattani, direttore della Federazione BCC dell’Emilia Romagna, il quale ha orientato la sua riflessione sul contesto sociale odierno in cui dominano “solitudine e individualismo”, evidenziando perciò la necessità di agire, di “essere insieme, di condividere, per creare nuove condizioni ed uscire da certi vuoti, da certi tunnel come il gioco d’azzardo”, dunque di “insegnare a fare più fatica, quella vera, quella del lavoro”. La terza e ultima riflessione conclusiva è uscita dalla voce di Enrica Cavalli, presidente della Federazione regionale delle BCC, la quale ha ribadito l’attualità del tema della ludopatia e la necessità di “portare avanti la mission delle BCC, puntando sull’educazione e creando consulenza non tanto sul piano tecnico, quanto umano”. “Anche le banche hanno un’anima – ha concluso Cavalli – e possono, fare molto, a partire dalla formazione, giornate di studio come questa, che sono un modo di promuovere consapevolezza ed essere vicini al territorio”.

DIDE

1) Nella foto in alto l’intervento conclusivo della presidente della Federazione regionale Enrica Cavalli.

2) Il tavolo dei relatori. Da sinistra, Enrica Cavalli, Claudia Benedetti, Matteo Iori, Anna-Maria Vanti, Marilena Durante, Andrea Altieri e Valentino Cattani.

3) Il saluto della vicepresidente nazionale di iDEE Claudia Benedetti.

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