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A Rimini la 41° Assemblea delle Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna

La crisi economica ha messo duramente alla prova anche le Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna, ma il loro modello sociale e la forte identità mutualistica che le caratterizzano sono emerse con evidenza nel rilevante ruolo di sostegno all’economia reale dei territori rispetto alle logiche della “finanza per la finanza”. Con questa premessa si è aperta l’analisi del bilancio 2010 della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna nel corso dell’assemblea tenutasi lo scorso 20 giugno presso il Centro Congressi del Grand Hotel di Rimini.

Le Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia-Romagna hanno mantenuto negli ultimi 24 mesi una crescita dei finanziamenti media trimestrale dell’1,4%, a fronte dello 0,3% del sistema bancario regionale.

“Questo comportamento – ha sottolineato Giulio Magagni, presidente della Federazione regionale della BCC e presidente di Iccrea Holding, capogruppo imprenditoriale delle 415 BCC italiane – è stato ovviamente apprezzato da imprese, famiglie e istituzioni, ma al tempo stesso sta comportando pesanti costi in termini di deterioramento nella qualità del credito”.

“I dati economico-patrimoniali del 2010 – ha proseguito Magagni – sono leggermente più positivi del 2009, ma il 2009 è stato un anno pessimo: se dobbiamo apprezzare questo risultato, come primo segnale di un’uscita da uno stato di difficoltà, occorre anche non enfatizzarlo eccessivamente”.

I dati evidenziano un Gruppo che conta 22 Banche di Credito Cooperativo associate, 375 sportelli, competenza territoriale sul 78% dei comuni della regione, 98.242 soci e 2.982 dipendenti. La raccolta diretta (Depositi, Pct e Obbligazioni) ha fatto registrare un +1,87% su base annua, raggiungendo quota 13.127 milioni di euro. La raccolta indiretta è stata di 8.757 milioni di euro (+1,62%).

Gli impieghi economici a favore dei soci, delle imprese e delle comunità locali sono cresciuti del 7,60%, raggiungendo gli 12.909 milioni di euro, a testimonianza di come il Credito Cooperativo abbia comunque assecondato il difficile momento congiunturale, dal 2008 in bilico fra recessione e la crisi economica, interpretando in tal modo quella diversità caratteristica delle BCC sul territorio.

È parallelamente proseguito l’incremento dei crediti in sofferenza, che ammontano a 487 milioni di euro con un tasso di incremento annuo del 26,91%, in deciso calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rapporto sofferenze/impieghi risulta pari al 3,77%, in lieve aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il risultato lordo di gestione ha registrato una crescita su base annua del 15,39%, attestandosi a 160 milioni di euro; il margine di interesse registra nello stesso periodo un aumento del 5,14%.

Il margine di intermediazione ha raggiunto la consistenza di 481 milioni di euro, facendo registrare un aumento su base annua del 6,09%.

“Dal raffronto tra gli utili e le rettifiche sui crediti, dal 2006 al 2010 abbiamo assistito – ha spiegato ancora Magagni – ad un rovesciamento delle due dimensioni. Si tratta quindi di comprendere che pur restando prioritario il fine del sostegno alle imprese dei nostri territori, delle economie locali, della coesione delle nostre comunità, occorre produrre un valore più articolato, piuttosto che gli utili per gli utili; tuttavia senza utili non si gioca appieno il proprio ruolo mutualistico, non si è in grado di essere punto di riferimento del territorio, non si riesce a essere veicolo di solidarietà, identità e sviluppo”.

“Se il giusto utile è necessario perché rafforza le nostre strutture e ci consente di tradurre nel concreto le nostre missioni originarie, ora è necessario riservare – ha precisato Magagni – una grande attenzione alle modalità di formazione di questo utile, senza aderire a derive liberistiche e senza peraltro rendere assoluta e indipendente la funzione dell’utile. Se non vogliamo correre il rischio di un’eccessiva fragilità del nostro sistema e se vogliamo che l’esperienza di questo sistema di credito abbia una durata intergenerazionale, da trasmettere e proiettare nel futuro, dobbiamo procedere ad un’analisi rigorosa delle nostre attuali condizioni e soprattutto a misure altrettanto rigorose ed adeguate per ristabilire le condizioni necessarie per il nostro sviluppo e per la capitalizzazione delle Banche di Credito Cooperativo”.

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