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A Sarsina l’Assemblea di Bilancio della Federazione regionale - 24 giugno 2013

Erano oltre 200 i presenti all’Assemblea di bilancio della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna che si è tenuta a Sarsina e che ha avuto un importante prologo multime­diale con la proiezione del filmato sui progressi della ricostruzio­ne (materiale e morale) post terremoto e su quanto realizzato dal Credito Cooperativo a tutti i livelli.

Su questo tema si è soffermato a lun­go il presidente della Federazione Giulio Magagni, illustrando, con il di­rettore generale Daniele Quadrelli, le iniziative corali attivate da Federazio­ne, banche, società di gruppo associati­ve e imprenditoriali a seguito dell’evento sismico del 2012.

La scelta di Sarsina non è stata casuale: come hanno sottolineato lo stesso sindaco, Luigino Mengaccini, e anche il presidente della BCC Alberto Giannini, “la presenza dei vertici della cooperazione di credito è legata al centenario della nascita della Cassa Rurale di Sarsina”.

“Il Paese e la banca – ha sottolineato Mengaccini – hanno sempre operato in piena sintonia per promuovere il territorio e la piccola imprenditoria avendo come punto di riferimento la Dottrina sociale della Chiesa che lega lo sviluppo economico alla sostenibilità sociale e riservando una costante attenzione ai meno garantiti attraverso la mutualità e la difesa del risparmio”.

Giannini, pur riaffermando la natura “rurale” della piccola BCC di Sarsina, ne ha rivendicato il ruolo di riferimento per il tessuto sociale ed economico locale: “la conoscenza diretta dei soci e dei clienti – ha detto Giannini – ci consente di erogare prestiti quasi immediati quando ci sono le garanzie morali e materiali. Crediamo nelle strutture di secondo e terzo livello che sono al nostro fianco nella consulenza e nei servizi più innovativi e ringraziamo la Banca d’Italia i cui controlli ci danno sicurezza e ci stimolano a crescere”.

Nel dibattito sono intervenuti il direttore della Banca d’Italia di Bologna Francesco Trimarchi e il presidente della Banca di San Marino Giuseppe Guidi, mentre le conclusioni sono state affidate al Presidente di Federcasse Alessandro Azzi.

Trimarchi ha evidenziato che “in questo momento economico molto difficile emerge un quadro recessivo con una domanda estera affievolita e un rischio di credito acuito in settori importanti come quello immobiliare. In questo contesto – ha detto Trimarchi – serve in primo luogo un buon presidio delle crisi delle aziende, puntando su tre leve: il bilanciamento virtuoso dei poteri di governance, il contrasto ai conflitti di interesse, una buona e robusta struttura di controllo. In secondo luogo occorre operare con determinazione per ridurre i costi e in tal senso valutiamo che nelle banche e nel sistema ci siano ancora ampi spazi di miglioramento”.

Per Guidi “oggi ci dobbiamo confrontare con contesti economico-finanziari sempre più complessi e rischiosi, oltre che con degli assetti legislativi rivoluzionati che prevedono la vigilanza, l’antiriciclaggio, l’antiterrorismo, le politiche di compliance e di controllo. La Federazione ci ha aiutato a crescere e siamo orgogliosi della nostra autonomia, del contrasto ai conflitti di interesse, di un unico sistema informativo tra le nostre società, dei sensori di allerta su problemi e sofferenze”.

L’analisi di Azzi ha offerto infine un quadro concreto sulla situazione-Paese e sul sistema del credito in particolare. “La fortissima recessione – ha spiegato Azzi – rischia di sgretolare il sistema imprenditoriale italiano che ha raggiunto il non invidiabile record di sette trimestri consecutivi di recessione con oltre 1 miliardo di ore di cassa integrazione e una disoccupazione giovanile al 40%. Sentiamo di dover dare al Paese un segnale di discontinuità positiva partendo dai nostri numeri di tutto rilievo: 394 BCC e tre istituti centrali, indici complessivi superiori a quelli del terzo gruppo bancario italiano come quote di mercato, quasi il 20% degli impieghi di tutto il sistema alle piccole imprese. Dobbiamo però fare i conti con problemi di liquidità, con la flessione degli impieghi, con crediti peggiorati in qualità e deteriorati al 14% e quindi constatiamo che il modello è debole e ha troppa rigidità; occorre pertanto concentrare i presidi, recuperare l’ultimo contratto con maggiore attenzione al costo del personale e soprattutto affrontare la sfida delle reti associative e industriali nella consapevolezza che 15 Federazioni locali con le stesse funzioni non sono più sostenibili. La sfida cruciale – ha concluso Azzi – è porre in sicurezza il sistema rafforzandone la coesione, recuperando ritardi, in particolare sul Fondo di Garanzia Istituzionale, e quella visione originaria che fu dei fondatori dell’Iccrea 50 anni fa”.

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