Per essere proprietario di una banca devi avere una certa età, un certo aspetto,
Io penso positivo, ma sarò l'unico?
La mia banca è differente - Impresa, uomo
Una mano per la ripresa.  Conoscere tutti da vicino vuol dire essere provinciali

Tu sei qui

Cosa differenzia una BCC-CR dalle altre Banche

Il Testo Unico Bancario del 1993 stabilisce che l’esercizio dell’attività bancaria, svolto da società cooperative, è riservato alle Banche Popolari e alle Banche di Credito Cooperativo.

I soci e la democrazia economica

soci devono essere almeno 200 e, qualora tale numero diminuisca, la compagine sociale si deve reintegrare entro un anno, pena la liquidazione della banca cooperativa.

Ciascun socio ha diritto ad un solo voto a prescindere dall’entità della partecipazione posseduta, che non può essere superiore, per valore nominale, di 50.000 euro.

La definizione di un limite massimo alla partecipazione sociale, discendente dalla funzione mutualistica delle Banche di Credito Cooperativo - Casse Rurali, si giustifica con la volontà di impedire, sia pure su un piano strettamente economico, una disparità tra soci, che possa essere di ostacolo al raggiungimento degli scopi mutualistici.

L'ammissione ed il recesso dei soci

Sono regolati dalla disciplina civilistica e dalla normativa generale riguardante le società cooperative. In particolare per ciò che concerne l’ammissione di nuovi soci, è deliberata nei tempi e nei modi definiti dal Consiglio di Amministrazione, ed orientata all’applicazione del principio della “porta aperta”.

Nella logica di favorire la partecipazione dei soci, i casi di recesso sono puntualmente stabiliti dall’ordinamento. Inoltre lo statuto della BCC-CR indica ipotesi di recesso diverse ed ulteriori rispetto a quelle stabilite dalla legge. Sempre al fine di garantire certezza nei rapporti sociali lo statuto deve indicare i casi di esclusione dei soci in modo tassativo. Tra questi deve essere compresa l’ipotesi di inadempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto sociale e di quelle assunte quale cliente della banca.

Banca locale

La competenza territoriale delle Banche di Credito Cooperativo è stabilita dalle Istruzioni di Vigilanza della Banca d’Italia e deve essere indicata nello statuto.

Possono diventare soci le persone o le imprese o le associazioni che svolgono la loro attività in via continuativa in tale zona ed i soggetti che vi risiedono o che vi hanno la loro sede.

La zona di competenza territoriale comprende i comuni nei quali la banca ha la sede legale, le succursali e le zone limitrofe, in modo che ci sia tra questi contiguità territoriale. Per i comuni non contigui possono essere istituite sedi distaccate, purché vengano previste all’interno dello statuto.

La competenza è così estesa agli ulteriori comuni indicati ed a quelli ad essi limitrofi. Per aprire una sede distaccata occorrono almeno 200 adesioni da parte di nuovi soci. È necessario, inoltre, che la Banca di Credito Cooperativo rispetti le disposizioni in materia di coefficienti patrimoniali obbligatori, che abbia una situazione organizzativa e un sistema di controlli interni adeguati al profilo di rischio consapevolmente assunto.

Banca mutualistica

Da un punto di vista operativo le Banche di Credito Cooperativo possono svolgere l’attività bancaria e finanziaria, nonché le attività connesse e quelle strumentali, secondo quanto previsto dal Testo Unico Bancario, che impone un esercizio dell’attività “ prevalentemente” nei confronti dei soci. Rispetto alla normativa in vigore fino al 1993, oggi le operazioni con i soci non sono più vincolate da un criterio di specializzazione, il quale prevedeva che a favore dei soci venisse destinato il 75% delle operazioni.

Nello statuto, come indicato nelle Istruzioni di Vigilanza, è stabilito come si realizza la prevalenza dell’attività. La Banca d’Italia, tuttavia, può autorizzare, per periodi determinati, le singole banche ad una operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci, per ragioni di stabilità gestionale.

Il principio della prevalenza è rispettato quando più del 50% delle attività di rischio è destinato ai soci e/o ad attività prive di rischio, secondo i criteri stabiliti dall’Autorità di Vigilanza. Sono considerate attività di rischio verso soci quelle riguardanti prestiti con garanzie personali, esplicite ed incondizionate degli stessi.

Con la riforma del diritto societario il criterio della prevalenza, già precedentemente disposto per le BCC, è diventato un criterio generale per identificare le cosiddette “cooperative a mutualità prevalente”.

Per quanto concerne la destinazione degli utili, il Testo Unico Bancario del 1993 stabilisce che:

  1. le Banche di Credito Cooperativo devono destinare almeno il 70% degli utili netti annuali a riserva legale;
  2. una quota degli utili netti annuali deve essere corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione in misura pari al 3%;
  3. la quota di utili rimanenti, che non è utilizzata per la rivalutazione delle azioni o assegnata ad altre riserve o distribuita ai soci, deve essere destinata a fini di beneficenza o mutualità.

È evidente come si voglia in questo modo tutelare due specificità della cooperazione di credito, quali la patrimonializzazione delle banche della categoria (70% degli utili a riserva legale) e lo sviluppo del sistema cooperativo (il 3% ai fondi mutualistici).

La disciplina degli utili distribuibili ai soci, disposta dal Testo Unico del 1993, è integrata dalle disposizioni stabilite dal nuovo diritto societario, che per le BCC, in quanto cooperative a mutualità prevalente, stabilisce un limite alla distribuzione dei dividendi.

Le riserve patrimoniali della BCC-CR, rispetto al principio mutualistico, sono inoltre indivisibili ed indisponibili. Questo significa che non verranno mai ripartite tra i soci e che, nel caso in cui la banca cessasse la propria attività, saranno obbligatoriamente destinate ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (per le BCC, nella maggior parte dei casi, si tratta di Fondosviluppo, costituito da Confcooperative e Federcasse). Per quanto riguarda l’erogazione del credito, la Banca di Credito Cooperativo-Cassa Rurale si trova in un rapporto particolare con i propri soci, che è di conoscenza diretta.

Le Istruzioni di Vigilanza prevedono che le decisioni riguardanti l’erogazione del credito siano normalmente assunte in forma collegiale. Lo statuto può prevedere che siano attribuiti, in casi di urgenza, limitati poteri in questo campo al presidente del Consiglio di Amministrazione o dal Consiglio di Amministrazione ad altri organi della banca, quali il Comitato Esecutivo ed eventualmente ai soggetti preposti alle succursali, individuando i limiti quantitativi di importo. Sul funzionamento di tale sistema di deleghe devono vigilare il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio Sindacale.

Struttura organizzativa

Il personale e i componenti del Consiglio di Amministrazione della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell'Emilia Romagna

La struttura organizzativa

Pubblicazioni

Accedi all'archivio dei testi da noi pubblicati

Federcasse


Federcasse Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo - Casse Rurali ed Artigiane

Gruppo Bancario Iccrea


Un insieme di società che forniscono in esclusiva prodotti e servizi alle BCC

Cedecra Inform. Bancaria


La società di servizi ICT e back-office delle BCC dell'Emilia Romagna

Theme by Danetsoft and Danang Probo Sayekti inspired by Maksimer